Paura del dentista: come affrontarla, anche lontano da casa

Molti pazienti che arrivano per una riabilitazione completa hanno evitato il dentista per anni, ed è proprio quell’attesa ad aver reso il trattamento più esteso. L’ansia dentale non è una debolezza da superare in silenzio. È un dato clinico che va comunicato, perché cambia il modo in cui si conduce la seduta. La Dr.ssa Anduela Curmaku della clinica Andent di Tirana spiega come si affronta.
Da dove nasce, quasi sempre
Nella maggior parte dei casi c’è un episodio preciso alle spalle: un’esperienza dolorosa, spesso da bambini, quando l’anestesia veniva gestita diversamente. A distanza di decenni il ricordo resta associato all’ambiente, agli odori e ai suoni, anche se le tecniche nel frattempo sono cambiate completamente.
Il secondo motore è la perdita di controllo. Stare sdraiati, non poter parlare, non sapere cosa sta accadendo. È una componente che si può ridurre in modo molto concreto.
Cosa può fare la clinica

Spiegare prima
Sapere cosa accadrà, in che ordine e quanto durerà riduce la componente di imprevedibilità, che alimenta l’ansia più del dolore in sé.
Concordare un segnale di stop
Alzare una mano per interrompere. Sapere di poter fermare la seduta in qualsiasi momento restituisce il controllo, e nella pratica viene usato molto meno di quanto i pazienti immaginino.
Anestesia progressiva
Anestesia topica prima della puntura, iniezione lenta, verifica dell’effetto prima di iniziare.
Sedazione cosciente
Per i casi in cui l’ansia impedisce il trattamento esistono protocolli di sedazione che mantengono il paziente cosciente e collaborante ma rilassato. L’indicazione si valuta con l’anamnesi completa.
Sedute più brevi all’inizio
Cominciare da una visita senza strumenti, poi da un intervento semplice, costruisce fiducia prima dell’intervento importante.
Cosa cambia quando ci si cura all’estero
Un paziente ansioso in un paese che non conosce ha due elementi di stress invece di uno. Alcune cose aiutano concretamente:
- Una consulenza a distanza con il medico che opererà, prima della partenza, in modo che il primo incontro non avvenga in poltrona
- Ricevere il piano di trattamento scritto in italiano prima del viaggio
- Sapere in anticipo quanto durerà ogni appuntamento
- Non pianificare il primo giorno come giorno chirurgico, quando è possibile
- Viaggiare accompagnati, se questo aiuta
Il costo dell’attesa
Va detto con chiarezza, senza colpevolizzare nessuno. Un dente che poteva essere curato con un’otturazione, dopo alcuni anni richiede una devitalizzazione. Più avanti una corona. Poi l’estrazione e un impianto. E dopo l’estrazione l’osso comincia a riassorbirsi, il che può rendere necessaria una rigenerazione.
Chi ha paura non evita il trattamento. Lo rimanda a una versione più complessa di sé stesso. È il motivo per cui affrontarlo prima, con il supporto adeguato, è anche la scelta economicamente più sensata.
Domande frequenti
È possibile essere sedati durante il trattamento?
Esistono protocolli di sedazione cosciente che mantengono il paziente rilassato e collaborante. L’indicazione viene valutata con l’anamnesi completa e va discussa in fase di pianificazione.
Devo dire alla clinica che ho paura?
Sì, è un’informazione clinicamente rilevante. Cambia la durata programmata delle sedute, il modo di condurre l’anestesia e la comunicazione durante il trattamento.
Si sente dolore durante l’inserimento di un impianto?
L’intervento si esegue in anestesia locale e non deve essere doloroso. Il fastidio riguarda il decorso dei giorni successivi e si gestisce con la terapia prescritta.
Posso interrompere la seduta se non ce la faccio?
Sì. Un segnale di interruzione concordato all’inizio della seduta è una pratica standard per i pazienti ansiosi.
Parla con la Dr.ssa Curmaku prima di venire.
Una consulenza preliminare a distanza fa sì che il primo incontro non avvenga in poltrona. Puoi fare tutte le domande che vuoi, senza impegno.